Collio Wines - Vini D.O.C. Collio - San Floriano / Gorizia - Italia


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Azienda Agricola Simon Komjanc dal 1860

L 'azienda Simon Komjanc è situata sulle ridenti colline di San Floriano del Collio in località Valerisce, nella zona D.O.C. Collio rinomata per la produzione di ottimi vini. L'azienda ha una superficie di 20 Ha dei quali 11 Ha a vigneto. Vinifica mediamente 600 hl di vino che commercializza prevalentemente in Italia. Le uve provengono esclusivamente da vigneti di proprietà e la loro vinificazione avviene secondo le tecnologie moderne, ma rispettando il sistema tradizionale che veniva usato da sempre sul Collio. A maggior garanzia e a tutela della qualità, il prodotto viene imbottigliato e commercializzato dall' azienda produttrice.

 

Der Simon Komjanc Betrieb befindet sich auf den sonnigen Hügeln der Gorzer Collio und zwar in Valerisce, ein Gebiet von San Floriano sehr bekannt wegen der Produktion von vorzuglichen Weinen. Das Gut erstreckt sich auf 20 Ha und 11 ha davon sind Weinberge. Es werden durchschnittlich 600 hl Wein produziert und vorwiegend in Italien verkauft. Die Trauben stammen nur aus eigenen Weinbergen und die Weinherstellung ist modern, aber nach traditioneller Weise, die typisch in dieser Gegend ist.
Um dem Produkt eine bessere Garantie der Qualität anzubieten, werden die Flaschen im Betrieb gefullt und direkt verkauft.

 

The firm Simon Komjanc is an Italian height quality wine producer located on the sunny hills of San Floriano del Collio, the most beautiful area of Valerisce. The Collio is famous for the production of excellent quality wine. The firm is established on 20 Ha of land, 11 Ha of which is exclusively allocated for the vineyards. Our average production is 600 Hl most of which is sold locally in Italy and the process is carried out in accordance with the latest moderns technology - with respecting to the traditional system which was always used in Collio. To ensure quality, the product is bottled and sold by the producing firm.


da Il Piccolo di Gorizia MARTEDÌ, 23 FEBBRAIO 2010


LE GRANDI FAMIGLIE DELL’ISONTINO 

I Komjanc, dai vigneti del Collio a ruoli importanti nella società 

VIAGGIO A RITROSO NEI SECOLI, NELL’ECONOMIA E NEL SOCIALE 

Forse francesi, o polacche le origini di questa famiglia conosciuta per il vino ma da tempo a Gorizia anche per gli pneumatici

Marjan, il sacerdote che aiutò i profughi sloveni Miroslavo, ufficiale pilota ed eroe dell’aeronautica caduto in Abissinia 

di STEFANO COSMA

GORIZIA Se pensiamo al cognome Komjanc ci vengono in mente subito tre cose: i vini, i pneumatici e il famoso medico ortopedico. Ma le attività e l’intraprendenza di questa poliedrica famiglia di San Floriano del Collio sono molte e le approfondiremo assieme in questo percorso storico. Sull’origine dei Komjanc ci mancano le fonti certe: in famiglia si narra di una probabile derivazione francese, ma altre leggende portano nell’antica Polonia. Noi ci accontentiamo di partire da quando Francesco (Franc) Komjanc (1849-1928), calzolaio, acquista i primi terreni nella frazione di Valerisce, a San Floriano. Dai registi parrocchiali del 1878 la località era chiamata “Mocvir”. Qui, assieme alla moglie Elisabetta Jakin, costruisce la prima casa, in cui nascono sette figli. Il primo entra presto in un ordine religioso col nome di padre Emil; Augustin e Mihael (i cui discendenti fonderanno la Komjanc pneumatici) si sposano con ragazze del luogo e si costruiscono una fattoria vicino alla casa paterna; Cecilia si sposa ed emigra in Argentina; solo Giuseppe Floriano (1878-1943) rimane nella casa di Mocver a condurre l’azienda agricola. Dal matrimonio di “Pepc” con Ana Kodermac nascono otto figli destinati tutti - tranne Anton, morto a soli nove anni - a lasciare memoria di sé. Cresciuti tra vigneti ed alberi da frutto, in una casa immersa nel bosco, con la cantina, la stalla per il bestiame, le arnie per le api, in una famiglia profondamente religiosa, si dimostrano volenterosi di lavorare e di imparare fin da ragazzi. Purtroppo la Grande Guerra obbliga i genitori a rifugiarsi nella Bassa Carniola e poi a ricostruire tutto, una volta ritornati a San Floriano. Così, nel 1924, nasce la nuova casa, com’è ancor oggi, bella ed ospitale. La primogenita Justa (1907-1996), dopo aver frequentato la scuola di economia domestica presso le Orsoline, si iscrive a quella per infermiere, gestita dalle suore della Provvidenza. Per anni infermiera professionale, in sala operatoria con il professor Sussi, dimostra durante la Seconda Guerra tutto il suo altruismo e la sua capacità. Lascerà il lavoro quando l’anziana madre ed il fratello avranno bisogno delle sue cure. La sorella Vittoria (1909-1990), detta Tilda, studia invece da maestra e, dopo alcuni anni alle elementari di Canale, viena trasferita in Toscana. Lì, lavorando in provincia di Pisa, si iscrive all’Università di Firenze dove nel 1937 consegue la laurea in pedagogia. Professoressa nelle scuole medie e superiori di Gorizia, si trova qualche anno dopo alle prese con la guerra, con l’arresto da parte dell’esercito italiano, prima, e di quello jugoslavo, poi. Incarcerata a Lubiana, grazie all’intercessione dello scrittore Bevk, viene amnistiata nell’agosto del 1945, tornando nella nostra città a insegnare al liceo classico di lingua slovena. Nel 1948 si sposa con l’avvocato Lojze Vogric e, forse entrambi segnati dalle vicende belliche, decidono di trasferirsi ad Oakland, vicino a San Francisco. Ottenuta dallo Stato della California l’abilitazione ad insegnare la lingua italiana, prosegue nella sua vocazione fino alla pensione. Per le sue note benemerenze, nell’ottobre del 1975 il Console generale d’Italia a San Francisco consegna a Vittoria Komjanc l’onoreficenza di commendatore della Repubblica italiana. Ma siamo appena a metà del racconto: i Komjanc continueranno a stupirvi. È il turno di Miroslavo (1914-1941), Mirko per gli amici. Diplomatosi perito industriale a Trieste, desiderava laurearsi in materie scientifiche ma vi rinuncia, non avendo mai studiato il latino. Quindi diventa insegnante alle medie di Idria e nel 1937 viene chiamato alle armi. Sceglie l’aeronautica, il fascino del volo, e dopo un corso di addestramento entra alla scuola allievi ufficiali di Siena. Ne esce con il grado di sottotenente pilota e nel 1940 viene inviato in Abissinia. Il 2 maggio 1941, a soli 27 anni, muore sul campo di aviazione di Jimma durante uno scontro con aerei nemici. Aveva già sul petto due medaglie d’argento. Nel 1955 gli verrà conferita alla memoria la croce di guerra e nel 1965, in una toccante cerimonia in piazza Vittoria, il generale Reisoli consegnerà alla madre un’altra medaglia d’argento. La sua salma riposa ad Addis Abeba. Di tre anni più giovane c’è Marjan, l’unico nato lontano da casa, nel 1917. Mario, come veniva chiamato in famiglia, segue la vocazione religiosa e, invece di dedicarsi alla viticoltura, come il fratello Jozef, sarà un umile lavoratore nella vigna del Signore. Frequentato il ginnasio e l’Aloisianum, nel 1933 entra in seminario da cui esce nel 1940, ordinato sacerdote dall’arcivescovo Margotti. Il suo primo incarico sarà quello di cappellano a Cernizza, ma dopo pochi mesi sarà costretto a recarsi in Svizzera per curarsi. Ristabilitosi, nel 1947 assume la direzione dell’ente americano IRO, costituito per aiutare i profughi sloveni in fuga dalla nuova Jugoslavia. Nel 1955 viene nominato notaio presso il Tribunale ecclesiastico di Gorizia e svolge anche altri importanti incarichi in seno alla curia. Non trascurerà mai l’attività pastorale, collaborando con la parrocchia di Piuma e assumendo l’incarico di parroco, prima a Gabria e poi a Savogna, fino al 1989, anno della sua scomparsa. Una vita tutta dedicata alla fede, all’insegnamento e all’educazione dei giovani. Sarà lui, nel 1952, ad adoperarsi per la realizzazione del “Katoliški dom” e a favorire la nascita dell’Olympia, di cui è ora vicepresidente suo nipote Simon. Ma torniamo indietro, al 1921, quando casa Komjanc è ancora una volta allietata dalla nascita di una figlia: Maria. Dopo il liceo classico, Maria frequenta l’Università di Padova e quindi quella di Bologna, dove si laurea in farmacia nel 1946. Fin da subito inizia ad esercitare la sua professione da “Pontoni e Bassi” in via Rastello, quindi si sposa con il professor Stane Fabijan, con il quale nel 1957 si trasferisce in California. Lì, prima a San Francisco, poi a Monterey e quindi a Pebble Beach, continua il suo lavoro presso la farmacia dell’ospedale senza mai dimenticare la sua terra d’origine, nella quale tornerà periodicamente. Infine, l’ultimo, ma certamente il più famoso dei figli: Giovanni, detto Ivo (1924-1991), il medico dei poliomielitici di cui parliamo nella scheda. Rimane ancora Giuseppe (1908-1982), che con la moglie Afra rimarrà ad occuparsi dell’azienda agricola paterna. Dei sei figli avuti, i due maschi continuano, ed anzi hanno ampliato, la loro produzione. Alessio, a Giasbana, oltre ai rinomati vini del Collio, si dedica all’olivicoltura, con 300 olivi già in produzione ed altri 700 da piantare nei prossimi anni. (Nikolaj) Simon, a Mocver, vinifica mediamente 600 ettolitri all’anno, che smercia anche nel punto vendita di via Duca d’Aosta. 
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da Il Piccolo di Gorizia MARTEDÌ, 23 FEBBRAIO 2010

LA CURIOSITÀ 

Ivo, l’ortopedico amato dai poliomielitici 

SAN FLORIANO Il 26 agosto 1991 si spegneva a Malcesine Giovanni (Ivo) Komjanc, medico ortopedico. Sono passati quasi venti anni, ma il suo ricordo è ancora vivo, fra i pazienti, i colleghi e i familiari. Nel 2001 è stata scoperta una lapide sulla casa natale, a San Floriano del Collio. Era il più giovane degli otto figli, nato nel 1924, e già da ragazzino dimostrava tutto il suo talento, tanto da convincere la famiglia a farlo studiare, nonostante le difficoltà causate dalla guerra. È così che fu iscritto al Seminario di Gorizia, dove frequentò il ginnasio, proseguendo al liceo classico “Dante Alighieri”. Ottenuta la maturità andò a Padova alla facoltà di medicina, specializzandosi quindi a Firenze in ortopedia. Nel 1953 la Croce Rossa aveva appena aperto a Malcesine un centro – l’unico in Italia – per poliomielitici, diretto da un goriziano: Tarcisio Marega. Fu il primo incarico per Ivo e lì sarebbe rimasto tutta la vita, accanto ai suoi pazienti, dopo aver prestato servizio anche all’ufficio medico provinciale di Trento e alle officine Rizzoli di Verona. Sposatosi nel 1956 con la goriziana Mirjam Brumat, si stabilì definitivamente sul lago di Garda. Su un altro lago, quello di Como, l’anno prima aveva vinto, assieme al collega Marega, il campionato italiano di entrobordo da turismo, con un motoscafo Monocoque: il torneo De Col. Dopo alcuni anni trascorsi come assistente e aiuto di Marega, l’ospedale venne diviso in due sezioni e Komjanc diventò primario del reparto di fisiocinesiterapia. Nel 1975 fu nominato direttore sanitario dell’ospedale di Malcesine e, infine, nel 1989, andando in pensione, gli venne conferita dall’azienda sanitaria la qualifica di primario emerito. Una vita fatta di altruismo, coronata da successi professionali e, purtroppo, segnata dalla morte prematura della figlia più piccola, Elisabetta, appena ventenne. La gratitudine dei suoi pazienti è stata costante, si materializzò in una festa organizzata per lui in occasione della sua quiescenza e continua tuttora. Nel 1995, nel giardino antistante il reparto che aveva diretto, fu posto il busto di Giovanni Komjanc, opera dello scultore poliomielitico Ischia. (s. c.)

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© Helias das Licht - photo by Renato Elia